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Ville Antiche e Palazzi

 

 

 

Notizie storiche monumenti celebrativi e ville

Vengono valorizzate aree  prima secondarie che saranno utilizzate per costruire eleganti ville signorili. 

Domina il primo tratto della via Cumbo Borgia Villa Vaccarino (1929) progettata dall’ingegnere messinese Gaetano Bonanno in collaborazione col pittore Michele Amoroso, cui verosimilmente si devono le parti decorative.

Acquistata dal Comune nel 1982 di riconosciuto interesse storico artistico(1982)  in quanto valida testimonianza dell’assimilazione del Liberty nel contesto dell’architettura locale del primo Novecento, è oggi sede della sezione distaccata del Tribunale di Barcellona  ………...

Tardo esempio del liberty, la villa si presenta particolarmente interessante per l’eleganza e l’equilibrio interni ed esterni esistenti tra architettura, spazi ed elementi decorativi.

La villa conserva bellissime decorazioni in legno, ferro stucco e vetro oltre che le pitture decorative dell’Amoroso.

Ragguardevole la recinzione in ferro battuto con fregi floreali dell’elegante giardino con motivi che si ritrovano nelle artistiche vetrate.

Nel  giardino, si può ammirare  una graziosa fonte con vasca dotata di isolotto artificiale che ripete la forma della Sicilia, affiancato da isolotti minori e coperte da piante.

L’intera area era adibita in passato- quale terreno demaniale sottostante il “Quartiere degli Spagnoli”- a “Luogo di supplizi” per i criminali comuni e militari: Qui venne, tra i tanti,impiccato e decapitato nel 1817 un pirata napoletano, certo Aniello Cuomo, che nelle acque di Milazzo si era macchiato di numerosi delitti.Un’antica credenza vuole che nottetempo vi errino “ombre” e “voci” dei giustiziati e che strani fenomeni accompagnino il fantasma di Aniello Cuomo che vaga inquieto nella notti senza luna privo della testa mozzata. Per cui, sino agli anni venti era consuetudine popolare fare la “scute” notturne. Un ascolto di rito medievale riferito all’indagine sul futuro e su  persone ed eventi.

Caratteri spiccatamente liberty si riconoscono nel villino Greco, costruito nel 1907 all’inizio di

Via conte Antonino Cumbo Borgia su progetto dell’ingegnere messinese Letterio D’Andrea. Quest’opera si caratterizza per un incisivo uso del colore nella decorazione floreale e per i raffinati motivi zoomorfici che completano la delicata decorazione del prospetto.

Degna di particolare considerazione l’artistica cancellata con un disegno a grandi foglie su motivi geometrici  in ferro battuto, rinnovata nel 1986, che si fonde mirabilmente con l’edificio come elemento decorativo.

Poco oltre si incontrano sulla strada il villino Buccafusca, costruzione liberty in legno tipica degli anni successivi al terremoto del 1908.

Ville neoclassiche con inflessioni neogotiche e neorinascimentali, la cui edificazione risale agli inizi dell’800, sorgono lungo il promontorio di Capo Milazzo 

Bell’esempio di residenza neoclassica Villa Bonaccorsi costruita in posizione panoramica  che consente di dominare le costiere di Levante e Ponente.

Di fronte a villa Bonaccorsi sorge Villa Calcagno, già Zirilli, costruita intorno al 1882: la casa è un magnifico esempio di neoclassicismo maturo.

Il bivio che conduce alla Manica è segnato dal villino Grillo, già Marullo.

Il bel prospetto di questa casa è in stile neorinascimentale, databile all’avanzato ‘800.

Una deviazione su via Bevaceto e via Rotolo conduce ai villini Lo Presti, D’Ondes e Rizzo, l’ultimo appartenuto all’ammiraglio Rizzo e costruito in bella posizione panoramica a picco sul mare.

Alla fine della via Bevaceto e via Rotolo, in corrispondenza della strada panoramica, si incontra il neorinascimentale villino Marchese.

Superato il bivio della Manica si incontra il cancello di villa Lungarini, degli inizi del ‘900, con stemmi dei Musto e dei D’Amico. Poco distante è il villino Zirilli, costruito dopo il terremoto del 1908.

Segue la villa Ryolo, la più importante della contrada Croce ed una delle più imponenti del Capo. Costruita intorno al 1822 è un tipico esempio di edilizia civile neoclassica. All’interno è possibile ammirare un giardino ricco di vasi decorativi, panchine ed altre decorazioni neoclassiche. Particolarmente grazioso è un piccolo padiglione da giardino.

Lo stile neoclassico, ingentilito da sobri decori, caratterizza i dettagli della casa come del giardino.

L’antico crocevia della Croce è preceduto dal villino Proto, costruzione neorinascimentale dell’avanzato ottocento ad un solo piano.

Lungo la via Paradiso sorge il villino Gamberini, costruzione neorinascimentale ornata da inserti di mattonelle colorate.

Segue una serie di ville: le prime due a sinistra appartenute ai Bonaccorsi, altre due, appartenute ai Cumbo, sorgono in fondo ad un viale comune sulla destra della strada.

Villa Cumbo presenta caratteri rococò, ben visibili nel retro su via Rotolo.

L’altra villa Cumbo, successivamente passata ai Vece, posta a sinistra in fondo al viale conserva una targa a ricordo del vescovo di Messina monsignor Nicola Ciafaglione scampato al terremoto del 1783.

Al Paradiso la villa più imponente e vasta appartiene alla famiglia Bonaccorsi. Preceduta da un monumentale cancello che attraversa antichi uliveti, la casa ha un ampio ma semplice prospetto privo di decorazioni. All’interno sono affreschi decorativi firmati dal Righetto nel 1886.

Sulla destra una torretta merlata separa la casa dai magazzini e dalla cappella della Madonna del Paradiso.

Procedendo oltre, sulla sinistra è l’imponente villa Lucrezia della famiglia Muscianisi, preceduta da un vasto giardino ora distrutto.

La villa vantava belle pavimentazioni in ceramica policroma di S. Stefano di Calastra ed accademici stucchi con ritratti di poeti.

Superato il bivio di via Pietre Rosse si incontra un cancello col nome di Domenico Bonaccorsi e poi un gruppo di quattro ville.

Il gruppo di residenze è un bell’esempio di eclettismo databile ai primi del ‘900:

casa Proto è in stile moresco;

casa Scala, la più bella, (trasformata nel prestigioso ristorante “Saloni di Villa Esperanza”), recupera motivi rinascimentali nel rivestimento associandoli ad eleganti portali gotici ma è dotata di un a recinzione con ornati in ferro tipicamente liberty;

casa Marullo – Torre si attiene a sobri stilemi neorinascimentali quasi a compensare l’estrosità delle due ville più vistose.

Villa Siracusa – Marullo è immersa nel verde.

Appena superato l’incrocio con la panoramica e la deviazione con il versante orientale del promontorio si incontra sulla destra  l’imponente complesso della Villa  patrizia dei Lucifero, della metà del ‘600 annessa da una vasta proprietà coltivata da oliveto che occupa quasi per intero il settore finale del Capo.

La Villa e la tenuta sono stati sottoposti a vincolo storico- paesaggistico.

L’edificio, attuale espressione degli interventi del secondo ‘700 e di quelli successivi realizzati nel 1807 conformi allo stile neoclassico del tempo, presenta deliziose decorazioni in alcuni ambienti di rappresentanza, con tele di esponenti della famiglia e grande albero genealogico ad olio del XIX secolo.

Nella Piana di Milazzo, lungo la strada principale di Baronello, sorge l’ottocentesca villa Ryolo. Si tratta di un massiccio palazzo che presenta la facciata sulla via aperta da grandi finestre al piano terreno e da balconi primo piano. Accanto alla residenza sorge la cappella dedicata alla Madonna del Carmine al cui interno si trovano le sepolture dei Ryolo.

Superata contrada Barone una deviazione conduce a contrada gelso dove sorge l’ottocentesca villa Zirilli, preceduta da una monumentale cancello a sei pilastri, ornato da coppie di leoni e vasi oltre che dallo stemma degli antichi proprietari.

A contrada Fiumarella sorge la grande villa ottocentesca Calcagno, il cui rustico fabbricato è circondato da alberi secolari.

All’inizio della strada per Santa Marina si trova il complesso rurale con villa appartenuto al barone Salvatore De Lisi, con edifici in mattoni a vista databili alla fine dell’Ottocento.

Alla fine della strada sorge il villino Bevacqua, elegante costruzione neorinascimentale degli inizi del novecento arricchita all’interno da un ciclo di vivaci affreschi liberty.

Seguendo il tracciato viario oltre Santa Marina si raggiunge il moderno abitato di Bastione. Nella vicina contrada Torretta è l’omonima villa della famiglia Bonaccorsi con una cappella neobarocca.

Nelle campagne di S. Marina, in contrada S. Dorotea, sorge la villa D’Amico, costruzione eclettica medievaleggiante degli inizi del Novecento.

In prossimità del villaggio Grazia è il neoclassico villino Dora della famiglia Lucifero aggraziata costruzione ad una sola elevazione con annessa vasta proprietà.

Nei pressi del quadrivio di Olivarella un grandioso cancello liberty, riccamente decorato, introduce ad un villino della famiglia Laudamo.

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I  PALAZZI

Il Municipio, progettato tra il 1886 ed il 1887  dall’architetto messinese  Salvatore Richichi, denominato anche “Palazzo dell’Aquila”, con evidente riferimento al civico emblema araldico,  con le sue forme architettoniche magniloquenti di indirizzo neoclassico, domina il porto.Sorto dopo l’Unità d’Italia il palazzo occupa l’area ricavata dall’abbattimento dell’ala orientale dell’antico convento dei Carmelitani.Pur nella semplicità dei materiali impiegati, per lo più mattoni a vista, ha un aspetto imponente  e solenne non privo di eleganze tipiche della nuova architettura classicistica.Su due lastroni marmorei centrali sono riportati brani di testimonianze autorevoli sul patriottismo di Milazzo e sulla vittoria garibaldina del 20 luglio 1860. Lo stilizzato prospetto retrostante ed interno all’antico chiostro è scandito da snelle lesene decorate con capitelli ionici in pietra.Singolare la cupoletta in mattoni concentrici nel passaggio che immette nell’atrio realizzata in tema con la classicità cui si è ispirato l’autore.Stucchi rinascimentali si possono ancora osservare in alcuni ambienti, mentre tra i cimeli  storici ed artistici del Municipio ha qualche rilievo il busto marmoreo di Umberto I  di Francesco Greco.Al primo piano, in un corridoio che prospetta su piazza Caio Duilio sono esposti cimeli risorgimentali ed artistici e reperti storici ed archeologici.Al secondo piano è possibile ammirare l’antica e bella sala consiliare,i cui scanni dell’aula  ampliati nel 1987, sono stati realizzati nel 1925 in legno di quercia dal milazzese Francesco Caracò su disegni realizzati dall’architetto Galatà. Del soffitto, oggi in legno cassettonato,sono da ricordare i pregevoli affreschi che ne ornavano l’alta volta a scafo andati perduti nel crollo del luglio 1943. Dopo l’Unità d’Italia l’edilizia civile a Milazzo si rinnova con grande vigore.

Palazzo Proto che, nel 1806, ospitò i reali di casa Borbone, domina Piazza del Carmine..

L’attuale assetto edilizio  risente della totale ricostruzione seguita ai bombardamenti del 1718 ma il prospetto su corso Umberto ha un aspetto ottocentesco e la facciata principale ha subito una totale riedificazione dopo le distruzioni del 1943.

Soltanto un breve tratto, su via Portosalvo, conserva le strutture principali.

Il palazzo è a tre elevazioni: la facciata è dominata dal portone centrale ad arco inflesso, in origine ornato da ben quattro colonne che reggevano il grande balcone del piano nobile.

Al piano terreno si aprono botteghe, al primo balconi sostenuti da vistosi mensoloni scolpiti e fregiati da gonfie ringhiere barocche; al secondo piano i balconi sono in corrispondenza di quelli del piano nobile ma non sono abbinati e hanno forme più semplici.

Il prospetto originale su via Portosalvo presenta un bel portone ad arco con fregi floreali e tre finestre con grate mentre ai due piani si aprono in tutto sei balconi dalle ricurve ringhiere.

L’autore di questo palazzo si ispirava alla tradizione architettonica seicentesca, ingentilendola con l’aggiunta di misurati inserti decorativi floreali in linea col gusto rococò.

Nel portone sulla piazza si conserva una bella icona marmorea della Pietà, entro ricca cornice

scolpita a cartocci  e motivi floreali di gusto barocco. 

Lungo la via Giacomo Medici, un tempo ricca di Palazzi signorili, sorgono:

il neoclassico Palazzo Bonaccorsi imponente costruzione realizzata verso il 1836 per iniziativa di Paolo Cumbo, ministro della casa Borbone: il severo prospetto è dominato dal portone centrale con paraste doriche tra botteghe; ai due piani si aprono balconi dal solenne ma semplice disegno.

Un’iscrizione ricorda il soggiorno milazzese di Francesco Crispi nel 1897.

Palazzo Catanzaro Gemelli, rappresenta un bell’esempio di edilizia civile del Settecento.

Al piano terra si aprono un portone centrale ad arco con decori floreali e due botteghe, ai piani nobili balconi riccamente decorati con ringhiere barocche.

Palazzo Proto, dal severo disegno neoclassico, sorge di fronte la porta laterale,su via G.Medici, della Chiesa di S.Giacomo .

Cinque eleganti balconi si aprono al piano nobile e l’attico è coronato da acroteri a palmette stilizzate.

Particolarmente riuscita è la sistemazione del piccolo cortile con elegante scalea di accesso al primo piano.

Il grande palazzo ottocentesco della famiglia D’Amico- Gullotta sorge lungo il primo tratto della Marina Garibaldi.

Presenta un interessante cornice di coronamento con maschere e rosoni. Sul cantonale è stata sistemata l’iscrizione in onore del patriota Matteo Nardi, realizzata nel 1932.

Il palazzo Siracusa, in stile neogotico, presenta un bel prospetto a tre elevazioni, con piano terreno rivestito a bugnato rustico ed i piani segnati da un disegno geometrico. Sull’angolo verso via D’Amico la casa presenta un’icona a nicchia ogivale del Cuore di Gesù.

Palazzo Cumbo, ad angolo con via Colombo, conclude il primo tratto della Marina.

Realizzato tra il 1860 ed il 1880, in stile neorinascimentale, presenta due elevazioni.

Il portone centrale è sovrastato dal balcone più importante con ringhiera riccamente decorata.

Palazzo dei Marchesi D’Amico, opera dell’architetto messinese Francesco Arena, che lo realizzò negli anni 1733/1735, costituisce un bel documento del maturo rococò messinese e della sua evoluzione verso il neoclassicismo.

Imponente la facciata  in cui la plasticità contenuta nell’architettura trova compostezza ed equilibrio con la grazia e la preziosità dell’elegante decorazione propria del “barocchetto”.

Il grande portone è incorniciato da un bel portale fiancheggiato da due semicolonne tuscanine che reggono l’ampio ballatoio a cornice del grande balcone centrale.

Fu sotto il portone di questo palazzo che Garibaldi, nel concedersi una pausa dopo la lunga, cruenta battaglia ed occupazione della città, dettò sul calar della sera, l’ordine del giorno dell’epico avvenimento.

Stucchi ed affreschi, databili al tardo ottocento, decorano i soffitti di alcuni  grandi ambienti di rappresentanza e delle stanze minori poste al primo piano.  

L’edificio, oggi di proprietà comunale, è stato riconosciuto e sottoposto a tutela e vincolo per il rilevante interesse storico-artistico ed è destinato ad ospitare un centro culturale polivalente.

Superata la parrocchia di Santa Maria Maggiore la Marina G. conserva ancora per un buon tratto,  grazie ai palazzi eretti tra il Settecento e l’Ottocento, una fisionomia signorile.

Palazzo Greco, ora Fulci, è un’elegante dimora dell’avanzato settecento ed ha conservato i caratteri originali nonostante gli ampi intervento di rifacimento subiti.

Seguono Palazzo Rutelli e Palazzo Zirilli e Palazzo Galletti esempi di eleganti dimore neoclassiche.

Palazzo Proto-Catanzaro, dal prospetto rococò, sorge lungo la via Umberto I.

Il portone, decentrato sulla sinistra, è ornato con motivi floreali.

Al  piano nobile si aprono, in corrispondenza delle porte del pian terreno, quattro grandi balconi dalle ringhiere barocche, con bei mensoloni, scolpiti a motivi floreali, alternati a maschere virili barbute, e frontoni dalle eleganti sagome curve ornate secondo repertori rococò.

Palazzo del Governatore: lasciando la chiesa di san Francesco e percorrendo in salita la via D’Amico Rodriguez (strada interna parallela alla via Impallomeni) si arriva al palazzo del Governatore o dei Vicerè, così denominato in quanto ospitò dalla fine del seicento e per oltre un secolo, il Governatore, la locale autorità militare, e solo occasionalmente i Vicerè, che si trovassero di passaggio a Milazzo. La sua costruzione ebbe inizio nel 1613. Oggi è di proprietà dell’istituto regina Margherita che si trova nelle vicinanze, al quale fu donato dagli ultimi eredi.

 

 

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