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Pane Casareccio Siciliano
Farina
di grano duro, acqua, lievito, sale.
Viene comunemente chiamato vastedda. E' un pane a lunga
conservazione con la crosta croccante e dorata, più buono dopo
qualche giorno che è stato fatto. E' il pane tipico delle aree
rurali e dei piccoli centri, che viene ancora cotto nel forno a
legna. Il nome indica un pane rotondo di semola; ricorre in tutta
l'isola e si accompagna bene con sughi, intingoli, carni al sugo,
formaggi, salumi. Guastedda invece è il panino palermitano per
antonomasia, usato per riempirlo di milza, ricotta e panelle
(focaccia di ceci fritta e tagliata a strisce).
Pane Forte
Farina tipo 0 o 00, acqua, sesamo, lievito, sale.
L'uso di grano tenero per la produzione del pane, destinato alle
città ed alle classi meno abbienti, ebbe inizio in Sicilia intorno
al '500. La varietà utilizzata era il Maiorca, perché si coltivava
un po' dappertutto, ma era di difficile esportazione perché soggetto
al riscaldamento. Per la panificazione popolare si usava invece il
"forte" o grano duro, mentre la pasta fino al XVIII secolo veniva
fatta con la tumminia, grano duro di primavera. Si suppone che il
nome "pane forte" derivi dall'uso del grano duro già adottato nel
'500. Ieri fatto solo con grano duro perché ritenuto di meno valore,
oggi il pane duro si avvale invece della farina di grano tenero
considerata sul piano nutrizionale meno pregiata della prima. Coi
grani teneri nell'hinterland catanese veniva fatto un pane detto "cucchia"
a forma ovoidale con spacco centrale, quasi a simboleggiare la
fertilità femmminile. Nel giarrese si dice ancora "nasciu na cucchia"
per annunciare la nascita di una bambina.
Papalina
Farina, uova, burro, semi di cumino, acqua, lievito naturale,
lievito di birra, sale.
Il nome ha precisi riferimenti ecclesiali per la ricchezza degli
ingredienti. Nella Valle del Belice un pane simile, ma senza uova,
prende il nome di "vastedda" o "cucciddatu di S. Giuseppe".
Pupi cu l'ova
Farina di grano tenero o duro, acqua, uova, lievito naturale, sale.
E' tradizione vivissima quella di confezionare pani speciali
contenenti delle uova intere per le festività pasquali: dai popoli
primitivi ai giorni nostri l'uovo ha sempre avuto una valenza
trascendentale. L'impasto di questo pane viene rotto in tanti pezzi
cui si dà le più svariate forme: antropomorfe (pupi e pupe),
zoomorfe (cavallucci, galline), fitomorfe (alberi e fiori) o oggetti
di uso quotidiano come canestri, ceste e corone. Queste forme
incorporano al loro interno una o due uova e vengono finemente
intagliate, decorate e incise fino a diventare dei veri capolavori.
Vastedda
Farina, acqua, lievito, sale, fiori di sambuco.
E' un pane rituale del ragusano, ad uso propiziatorio. La parola "guastedda"
che ricorre in quasi tutta l'isola, deriva dall'antico francese
gastel, con il significato di focaccia o schiacciata. Assume però
diversi significati nelle varie province siciliane: si tratterà di
pizza nell'ennese, di grossi pani nell'agrigentino o nisseno, di
pane nel palermitano e nella Sicilia occidentale. Di solito è una
pagnotta di 20/30 cm, dalla mollica gialla, spugnosa, morbida e
fragrante e dalla crosta dal caldo colore brunito. Nella Valle del
Belice il nome "vastedda" indica anche un particolare formaggio.
Cavagneddo
Farina di grano tenero, acqua, zucchero, lievito naturale, sale.
E' un pane dolce, del periodo pasquale, a forma di cesti,
canestrelli, animali domestici, bambini, piante e fiori.
Cuccidati di Carrozza
Semola di grano duro rimacinata, acqua, lievito naturale, sale.
Questo tipo di ciambella salata viene utilizzata per le decorazioni
dei carri in occasione della festa della Madonna di Tagliasia. Sono
più di 50 le donne mobilitate, per più di tre giorni di seguito. Gli
intagli ai bordi esterni fanno assomigliare le ciambelle a tanti
soli splendenti che, collocati nei carri, sono di grande effetto
scenografico.
Filumi
Semola di grano rimacinata, lievito di birra, sale, acqua, sesamo.
Nei secoli passati in Sicilia il grano, oltre ad essere utilizzato
per fare il pane, veniva consumato anche fresco (cuccia) in quanto
consentiva di sfuggire alle gravose imposizioni fiscali cui venne
soggetta la macinazione durante la dominazione spagnola.
I uoi (Buoi)
Farina di grano tenero, noccioline, acqua, lievito naturale, sale.
E' un pane tradizionale che si prepara a Modica (terra di altopiano
dove pascolano le vacche modiciane) per Capodanno. "I Uoi" viene
regalato ai ragazzini come dono iniziatico, di passaggio
dall'infanzia all'età del lavoro, che con buone probabilità sarà
quello di allevatore (stando al significato del pane).
Mafalda
Farina di semola rimacinata, malto, semi
di sesamo, semolina, lievito di birra, sale.
E'
un pane dalla crosta dorata, dal delicato e caratteristico sapore di
semi di sesamo. Tra i più diffusi dell'isola, viene foggiato in
diverse forme, tra le quali "occhi di S. Lucia" e "Corona", ottenuta
quest'ultima tagliando in due punti il lato superiore di un panetto
a forma di mezzaluna - non superiore ai 3 etti - che con la
lievitazione e la cottura si apre a ventaglio nella parte incisa,
facendola assomigliare ad una corona.
Pane a Birra
Farina di grano 00, acqua, lievito naturale, lievito di birra.
Due sono le pezzature di questo pane: il torciglione o intrecciato,
e il parigino, di forma lineare con tagli nella parte superiore.
Nell'isola i pani di uso quotidiano sono tutte pezzature di 250 gr.
Il sesamo, come elemento decorativo, viene impiegato solo su pani
bianchi: esso conferisce gusto ed aroma particolari ed era
conosciuto fin dall'antichità. Un dolce a base di sesamo, detto "milloy",
veniva preparato in Sicilia durante le tesmoforie in onore di Cerere
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