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Settembre 2008


 

24/09/08 - Richiesta l’istituzione di una “Commissione di indagine sull’applicazione dello Statuto ed il funzionamento amministrativo”

 

Il consigliere dell’Mpa, Massimo D’Amore ha presentato alla presidenza del consiglio comunale ed al segretario generale la richiesta di istituire una Commissione indagine relativa all’applicazione dello Statuto e il funzionamento dell’apparato amministrativo.

Qui di seguito riportiamo il documento che è stato poi firmato anche dai consiglieri Munafò e Trio (Mpa), Alfino, Valenti, Puliafito, Cacciola, Scolaro (Pd), Pino (misto).

“Siamo abituati a chiedere ai cittadini di essere precisi e puntuali su scadenze e pagamenti, se ciò non accade il Comune applica sanzioni che giungono a gravare pesantemente sul portafoglio del singolo cittadino, ma cosa succede se il ritardo o l’inefficienza è all’interno del comune? A quanto pare nulla! La considerazione emerge spontanea considerato che dal 1993 ad oggi lo scrivente non ha mai constatato una tale incapacità degli uffici (almeno di alcuni) a fare fronte alla “ordinaria amministrazione”; un malfunzionamento che non manca di condizionare il consiglio comunale sia sul piano logistico che su quello “funzionale”.

Vale la pena tentare di comprendere i motivi di un giudizio oggettivamente duro ma al tempo stesso indispensabile se si vuol provare a migliorare lo stato di fatto.

1) Partiamo dalla logistica; l’intero consesso dal suo insediamento non ha la possibilità di usufruire di alcuno spazio o attrezzatura dedicata; è impossibile per i consiglieri persino riunirsi o redigere un qualsiasi documento con un adeguato supporto, anche solo logistico, del Comune. Sarebbe utile conoscere se esistono altre strutture, pubbliche o private, in Italia i cui amministratori non godano dell’utilizzo sia pur temporaneo di un locale per esercitare le proprie prerogative di legge. Attenzione non si tratta della richiesta di un privilegio ma di impossibilità di esercitare un diritto, previsto dallo statuto e dal regolamento che tanto spesso viene invocato a sproposito, un diritto altrove applicato senza problemi di sorta.

2) il consiglio comunale è ormai titolare di poche attribuzioni ma alcune di esse tuttavia sono indispensabili per il funzionamento dell’ente; tra queste vi sono l’approvazione del bilancio preventivo, quello consuntivo e i riequilibri di bilancio. La scadenza di tali adempimenti è fissata dalla legge dunque assolutamente prevedibile e programmabile. Per il conto consuntivo, ad esempio, la data è il 30 giugno.

Una amministrazione capace di gestire la “normale amministrazione” sapendo che l’argomento, nell’ordine, deve essere:

a) approvato dalla giunta

b) sottoposto al Collegio dei Revisori dei Conti per il parere obbligatorio

c) assegnato alla commissione consiliare competente per il parere obbligatorio

d) iscritto all’ordine del giorno del consiglio comunale e, infine, approvato,

si adopera conseguentemente per garantire il tutto …entro il 30 giugno!

Nella sostanza ciò significa completare la redazione del conto consuntivo almeno il 31 maggio!

Il comune di Milazzo non ha adempiuto alla superiore “scaletta” ne a maggio, ne a giugno, ne a luglio…

La Regione Sicilia è stata dunque costretta a nominare un commissario che, pagato dal comune di Milazzo (e quindi dai nostri cittadini) è venuto a diffidare il Consiglio comunale assegnando un termine di 45 gg. decorrenti dalla ricezione della stessa diffida.

In un contesto “normale” 45 giorni sarebbero stati sufficienti e i responsabili, pur presumibilmente mortificati dal non essere stati in grado di adempiere al proprio compito “ordinario”, avrebbero colto l’occasione per risolvere il problema, se non altro, per farsi “perdonare” l’aggravio economico che la nomina del commissario aveva determinato. Invece, evidentemente, le cose al Comune di Milazzo non vanno così!

Il termine ultimo, fissato dal commissario regionale per il 19 settembre, vede solo la convocazione “d’ufficio” della competente commissione consiliare per trattare un conto consuntivo approvato sì! Dalla giunta, ma ancora privo del parere dei revisori dei conti quindi incompleto e “non esitabile”.

Inevitabilmente anche la seduta consiliare convocata con urgenza per la stessa sera diviene occasione per rappresentare una spesa inutile per la collettività. Nulla importava, evidentemente, della capacità di giudizio del consiglio comunale che in sostanza avrebbe dovuto, nella migliore delle ipotesi, votare “a scatola chiusa” la proposta di delibera o effettuare un tour de force “inumano” tenuto conto dell’obbligo di comprendere in 12 ore quello che per essere redatto aveva richiesto non meno di quattro mesi a persone invece ben più tecnicamente preparate in materia.

A questo punto “senso civile e di responsabilità”, ma mi si consenta di aggiungere anche “minima dignità di consigliere” e rispetto dell’intelligenza dei presenti, pretende che si indaghi su come mai nel 2008 con un numero di dipendenti mai raggiunto nella storia del comune di Milazzo e mezzi informatici all’avanguardia, possano accadere tali pacchiane disfunzioni adottando, qualora questo consesso ne sia capace, i provvedimenti del caso.

Lo scorso anno, ricordo, in analoga materia, i ritardi furono attribuiti ad un misterioso “virus informatico”, quest’anno pur in presenza di un ritardo dell’epidemia influenzale autunnale la sostanza evidentemente, non cambia (!).

Ecco perché è opportuno che il consiglio comunale, a tutela dalla funzionalità dell’ente e per evitare ulteriori danni erariali alla comunità, prenda in esame la possibilità di istituire una commissione di indagine sull’attuazione dello statuto e la verifica della funzionalità della macchina amministrativo-burocratica del Comune di Milazzo. Lo strumento, sia chiaro, non vuole rappresentare un “appesantimento” ulteriore dell’ente come una valutazione superficiale potrebbe suggerire. A nulla sono infatti valsi sino ad oggi i suggerimenti informali e le sollecitazioni “bonarie”, peraltro il dubbio che alcuni di questi atti vengano “rallentati” al di là del fisiologico al fine di “ridurre la capacità di ‘accesso’ del consiglio comunale e l’approfondimento delle tematiche”, è stato sollevato già più volte e da più parti nello stesso consiglio comunale. Definire se le responsabilità sono di natura “politica” o “amministrativa” è certamente compito di uno strumento di indagine ufficiale e non d’altro.

Va sottolineato che non vi sono intenti persecutori nei confronti di alcuno, anzi, una commissione che nasce con tali premesse è garanzia di tutela dell’operato dei singoli che possono così “liberarsi” di eventuali “laccioli” non altrimenti “eliminabili”.

Si invita pertanto il Presidente a voler sottoporre la presenta proposta alla prossima riunione dei capigruppo per le eventuali determinazioni di sorta”.

 

 

 

L’Ufficio stampa

 

 

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