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Maggio


17/05/10 -
INDAGINE PROCURA SU LAVORI A PONENTE DICHIARAZIONE DEL SINDACO ITALIANO

 

Avendo appreso dalla stampa la notizia relativa ad una indagine della procura della DDA nei suoi confronti con l’ipotesi di accusa di tentata concussione per una vicenda legata ai lavori sulla riviera di Ponente, il sindaco Lorenzo Italiano ha rilasciato la seguente dichiarazione.

“Resto sorpreso per quanto riportato dai mass media. Mi dichiaro completamente estraneo ai fatti riportati nelle notizie di stampa. Mi amareggia che ciò arrivi in un momento particolarmente delicato – a due settimane dal voto – e nel pieno di una campagna elettorale che sino ad ora si è caratterizzata solo per i toni alti. Tuttavia con la coscienza di chi ha l’animo sereno, ripongo la mia piena fiducia nell’operato della magistratura che svolgerà appieno, nell’interesse comune e del sottoscritto, ogni apposita indagine volta all’affermazione della verità.

Capisco che l’aver attivato nei confronti di un soggetto che oggi mi lancia accuse pesanti e nei confronti del quale la prefettura di Palermo con propria nota ha ritenuto “che allo stato siano presenti elementi sufficienti tali da far ritenere sussistenti tentativi di infiltrazioni mafiose tendenti a condizionare scelte ed indirizzi della ditta…”, possa aver determinato reazioni dirompenti, ma non immaginavo che si arrivasse a questo punto.

La mia Amministrazione, prima in Sicilia ad avere aderito al Protocollo di legalità “Carlo Alberto Della Chiesa” finalizzato proprio a contrastare tentativi di infiltrazioni mafiose nella gestione degli appalti pubblici, con apposita delibera di giunta del luglio del 2006,  infatti con riferimento all’appalto di Ponente, si è attivata immediatamente dopo aver ricevuto l’informativa della prefettura per ristabilire la legalità, ponendo in essere con la costante assistenza dei legali, tutte le procedure previste dalla normativa.

Dopo la gara, espletata dall’Ufficio regionale gare presso il Genio Civile di Messina, abbiamo infatti ricevuto un anno dopo la stipula del contratto, dalla prefettura di Messina una riservata amministrativa dell’11 aprile 2008 con la quale la prefettura di Palermo ha ritenuto che nella ditta Encla fossero” sussistenti tentativi di infiltrazioni mafiose”.

Questa Amministrazione a seguito di detta informativa prefettizia con ordine di servizio del 27 giugno 2008 ha ordinato  all’impresa Encla l’immediata sospensione dei lavori e con determina del  7 giugno 2008 è stata disposta prima la risoluzione del contratto d’appalto. Successivamente con determina dirigenziale n. 171/7Dip del 3 luglio 2008 è stata disposto il recesso del contratto d’appalto. In conseguenza di ciò la ditta Encla ha proposto ricorso al Tar proponendo inoltre per ben sette volte motivi aggiunti. La giustizia amministrativa, di primo e di secondo grado – la vicenda, infatti, è stata vagliata anche dal Cga - ha confermato la giustezza dell’operato dell’Amministrazione ritenendolo pertanto legittimo e corretto.

Nonostante tali provvedimenti la ditta non voleva abbandonare il cantiere e sono stato costretto a rivolgermi nel mese di marzo del 2009 alla locale Compagnia dei Carabinieri, interessando la Procura di Barcellona, affinché potessero intervenire per consentire la restituzione dell’area di cantiere. A ciò va aggiunto che  per il rilascio della stessa il legale del Comune aveva già depositato presso il competente Tribunale di Milazzo, apposito ricorso urgente. Questo quanto accaduto. Ho dato già mandato ai legali di tutelare la mia immagine pubblica e privata”.

 

 

      L’Ufficio Stampa

 

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